Oggi con… Roberto Marcatti. Riflessioni sul Lusso

piastrelle Halley, design by Roberto Marcatti

 

Indaghiamo ancora una volta il tema del lusso con un ospite di eccezione, l’architetto Roberto Marcatti1 , che avevamo già incontrato in occasione dell’uscita del suo libro Frasario per giovane designer.

Ci sono alcune domande di cui mi interessava sapere la sua opinione, così gliel’ho inviate e… vediamo cosa ha risposto.

 

Che cos’è il lusso oggi?

Oggi il vero lusso è quella capacità di riappropriarsi del proprio tempo, degli spazi, delle abitudini, magari pensando anche ad iniziative per gli altri.

 

Cos’è il lusso nel design?

Non è design del lusso quello che appare sulle riviste e sui magazine internazionali. Per me il design del lusso è quello etico, quello sociale, quello attento alle risorse del Pianeta, quello sostenibile, quello dedicato alle minoranze.

In un mondo come quello occidentale, che ha tutto e troppo di tutto, c’è un’altra minoranza che non ha accesso al cibo e all’acqua. Forse fare il designer e l’architetto oggi vuol dire essere capaci di applicare certe regole e certi metodi progettuali affinchè si arrivi ad un livellamento che vada nel senso di un DESIGN ETICO e DEMOCRATICO, dove finalmente i consumatori metteranno al bando lampade a forma di mitra, spremiagrumi inservibili, sedie in plastica che non stanno in piedi e tutti quegli oggetti dell’epoca dell’inutile, dell’effimero e dell’apparire a tutti i costi.

 

Qual è il valore del giusto prezzo?

E’ giusto che chi fa ricerca venga pagato e che quindi tale costo incida sul prezzo finale al consumatore. Sarebbe diverso se le AZIENDE non pensassero solo e unicamente al profitto ma nel loro organico (come una volta) ci fosse un nucleo di persone dedite alla ricerca e alla sperimentazione.

Peccato che oggi di imprenditori illuminati sul mercato ce ne siano pochi e che, anzichè sfruttare questa crisi internazionale per ribadire la forza del PROGETTO come format delle loro aziende, si stia scendendo sempre più in basso. Puntiamo l’attenzione sul fatto che oggi le Multinazionali straniere comprano solo creatività e brand in Italia: dato che ci riconoscono ancora questa capacità sarebbe opportuno sfruttarle al meglio e quindi solo successivamente trovare un prezzo CORRETTO per ogni progetto e ogni prodotto.

 

In che ruolo si colloca l’artigianato e l’oggetto unico?

Detta così diventa come la Bottega d’Arte di una volta, quindi l’oggetto unico si configura come un’opera d’arte. Io non sono molto d’accordo, ritengo che artigianato e piccola impresa sono state da sempre la vera forza economica, creativa e di innovazione in Italia. Mi dispiace molto che certe manualità e certe capacità lavorative vadano perse, che soprattutto i giovani non capiscano la possibilità e la necessità di tramandare queste “storie di artigiani”.

Siamo realistici, non c’è lavoro per tutti come designer. Il ritornare a progettare con le mani la ritengo non solo una forma di espressione più che valida ma anche figlia dei nostri tempi. Ancora oggi, abituato a non buttare via niente e a reinventare la funzione degli oggetti, penso che, invece di usare una play-station tipo Nintendo per capire quanto uno è intelligente, sia meglio verificare, riutilizzare ed inventare nuove cose con quello che si ha per le mani. Una forma di Settimana Enigmistica fatta con gli oggetti ed i materiali di riciclo.

 

Verso che tipo di lusso stiamo andando?

Penso che non abbiamo ancora toccato il fondo e che sia gli imprenditori che le aziende non hanno ancora capito fino in fondo i tempi che stiamo vivendo.

Il nostro mondo è pieno di oggetti inutili; i fattori indicatori del lusso e della qualità della vita sono invece cambiati in pochissimo tempo.
Mi auguro che sempre più designer e architetti applichino, ognuno a proprio modo e con le proprie capacità creative, il discorso che oramai appassiona tutti sulla Decrescita Felice, che non vuol dire non fare fatturato e business ma vuole dire progettare, produrre, distribuire e vendere in modo diverso.

Questo modo diverso è il vero indicatore della creatività, della sostenibilità, della eticità, della socialità, e viene adottato da sempre più consumatori  per la scelta dei loro acquisti e della loro spesa. La sostenibilità deve essere intesa come una buona pratica affinchè il prodotto finale sia il migliore in commercio, con un buon prezzo e soprattutto con l’attenzione per le risorse del Pianeta.

 

Quali chiavi di lettura (e quali prospettive) per i giovani designer?

E’ difficile dare dei consigli: i miei studenti della Facoltà di Design del Politecnico di Milano hanno in parte optato per andare all’estero (anche quelli dotati), altri si sono rassegnati a far parte di un ingranaggio, pochi sono rimasti, alcuni sono tornati nelle loro città e paesi a combattere una “guerra” di appartenenza sulle tematiche del PROGETTO.

L’Italia è un grande Paese, e se da un lato ammiro chi molla tutto e va allo sbaraglio all’estero, dall’altro mi trovo più vicino a chi con determinazione, con ostinazione, RIMANE e inventa, progetta, produce, si rimette in gioco puntando sulla propria capacità e sul nostro Sistema Paese.

E’ difficile pensare così quando nel nostro Paese, anzichè aumentare i fondi per l’istruzione e per la ricerca, ogni anno vengono tolte risorse economiche ma forse proprio il ragionare non più sugli eccessi (mi ricordo una bella mostra fatta anni fa alla Stazione Leopolda di Firenze) ma in un modo più serio, più sobrio, più legato ai bisogni della gente e dei territori, può aiutare questa generazione di designer che ha deciso di restare.

 

Quali sono le altre sue iniziative in corso?

Come Associazione No Profit H2O stiamo lavorando alacremente per riuscire a co-finanziare il nuovo libro di Riccardo Dalisi, che sarà edito da H2O Edizioni, dal titolo AcquaDueO. Questo anche in funzione dell’ultimo premio che abbiamo ricevuto al GREEN  DOT AWARDS di Los Angeles nella categoria Media per il progetto WATER=LIFE.

Ad ottobre saremo ospiti per 3 mesi dell’ INDIAN INSTITUTE of TECHNOLOGY  di Guwahati per tenere un corso sul progetto di  sostenibilità dell’acqua attraverso la cultura del progetto.

Con Cintya Concari stiamo lavorando ad un testo molto importante, che pensiamo e speriamo possa essere dato alle stampe in Ottobre, dal titolo IL DESIGN non ALLINEATO : un testo teorico-pratico su come il Design sia un’arma strategica per risolvere una serie di problemi. Ci siamo avvalsi di una serie di amici e colleghi, diversi per formazione e per esperienze, ai quali abbiamo chiesto un testo ad ognuno. Il progetto editoriale sta prendendo forma e riteniamo possa diventare uno di quei testi che studenti, ma anche professionisti ed imprenditori, possano leggere con attenzione perchè contiente visioni e scenari diversi sul futuro del DESIGN.

 

 

Ringrazio l’arch. Marcatti per aver condiviso con noi il suo punto di vista e per averci indirizzato verso nuovi scenari oltre a fornirci degli ottimi spunti di riflessione.
Se volete aprire un dibattito, fare una domanda o esprimere la vostra opinione, lasciate un commento.

 

1 Roberto Marcatti è nato a Milano nel 1960 e si laurea in Architettura al Politecnico di Milano.
Nel 1985 entra a far parte del Gruppo Zeus partecipando a tutte le iniziative culturali e le presentazioni delle collezioni in Italia ed all’estero. Collabora con Maurizio Peregalli alla realizzazione dei negozi Emporio Armani.
Lavora ad un progetto alla Biennale a Venezia nel gruppo F. O. Gehry e C. Oldenburg.
Cura il volume “Parola di Designer” con Paolo Frello per Abitare Segesta, nel 1994.
Con Walter e Riccardo Marcatti fonda lo studio Marcatti & Associati.
Con amici e colleghi e socio fondatore di ABC Incontri sul Progetto, circolo culturale per lo sviluppo e la promozione della cultura del progetto.
E’ socio fondatore e vice presidente di Associazione Zona Tortona, associazione culturale no profit.
Scrive il volume “Design: pensieri e parole” per De Lettera Editore, nel 2005.
E’ ideatore e curatore del progetto globale H2O – Nuovi scenari per la sopravvivenza, consistente in una mostra itinerante, in un saggio edito nella prima edizione da CUSL e nella seconda edizione da H2O Edizioni nel 2009, e un blog, vincendo numerosi premi e riconoscimenti internazionali.
E’ anche Vice Presidente dell’omonima Associazione No Profit.
Dal 2008 fa parte del Comitato Direttivo Nazionale dell’Associazione di Disegno Industriale.
Svolge attività didattica presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano e promuove conferenze e work-shop nelle più prestigiose Università italiane ed estere sul tema della sostenibilità.
Ha pubblicato “ Frasario per giovane designer ovvero per ragazzo di belle speranze, in cerca di lavoro, anche gratis” per Robin Editore, nel 2008.
Vince la Menzione d’Onore al XXII° Compasso d’Oro a Roma nel 2011 con WATER=LIFE, progetto di ricerca per una nuova economia ecosolidale.
Pubblica “AQUATECTURE” con Cintya Concari per H2O Edizioni sempre nel 2011, nuovo progetto di ricerca sulla distribuzione etica e sociale dell’acqua.
Ha fatto parte della Giuria della Targa Giovani – Young Design a Roma, nel 2011.
Vince il II° Posto al Green Dot Awards di Los Angeles nella categoria Media con C. Concari e A. Rovatti con il progetto WATER=LIFE.
Ha un suo studio professionale a Milano.

5 comments

  • 15 marzo 2012 at 19:18 // Rispondi

    Ecco, già mi aspettavo dissertazioni su rivestimenti in foglia oro, committenti miliardari e trash, oggetti icona vuoti e assolutamente inutili…e invece leggo di design etico, di lusso nello sviluppo sostenibile e nel design sociale, addirittura di Downshifting, (ho molte amiche votate a questa “arte”, a loro tutta la mia stima!), artigianato..insomma, un modo di vedere il design rispettando in fondo la ratio originale della sua nascita.
    Sarebbe importante educare i giovani designer a questo, le scuole e le facoltà di settore potrebbero fare davvero molto.
    Servirebbe un incontro al vertice, tipo un congresso mondiale per ricapitolare i punti cardine di questo mestiere, oggi assolutamente travisato, incompreso, stravolto.
    Un po’ complicato eh?
    Complimenti all’architetto e, sempre, alla designer Adele Rotella.

  • 16 marzo 2012 at 19:58 // Rispondi

    Anche tu centri perfettamente il punto (e non conoscevo il Downshifting)! Aggiungo solo una riflessione: il vero lusso oggi è possedere il tempo. Sembra banale ma proviamo a pensare come questo influisca sulla nostra giornata, il nostro lavoro, le nostre passioni, i rapporti umani. Tutto questo si riflette sul design e sulla qualità degli oggetti, dei comportamenti, della produttività. E’ un discorso davvero complicato per un commento. Approfondiamo insieme?

  • 14 maggio 2012 at 19:02 // Rispondi

    Sai, il downshifting e il “lusso del tempo” sono strettamente collegati! Possiamo dire che si potrebbe leggere tutto in un discorso globale, nuova etica del design e dell’artigianato, del denaro e degli scambi commerciali, del cibo, dell’educazione dei figli…una sorta di “slow mode” che restituisca qualità, tempo e valori di una volta.
    Sarebbe bello riportare l’esperienza di queste persone che, contro ogni logica attuale, in assoluta controtendenza, sono “scese dalla giostra” e, senza farsi mancare niente, hanno imparato ad autoprodursi veramente di tutto, a collaborare, riuscendo a regalarsi e migliorare il tempo delle loro giornate.
    Ti farò conoscere al più presto una delle loro più incredibili battagliere 🙂

  • 14 maggio 2012 at 21:55 // Rispondi

    Mi hai messo molta curiosità, non vedo l’ora di saperne di più 🙂

  • 28 luglio 2013 at 18:25 // Rispondi

    Non è mai semplice capire i tempi e le modalità per ” scendere dalla giostra “.
    Fare l’architetto ed il designer oggi è un po’ come stare in vetrina, in parole povere è vendersi al miglior offerente, che sia poi un grande stilista, o una fondazione, o un Ente pubblico che ti commissiona il nuovo stadio per le Olimpiadi. Forse ed è p questo da capire e valutare è cosa si vuole fare. Personalmente dopo anni in cui sono stato anche io in vetrina, preferisco dedicarmi a progetti sociali, eco sostenibili, di cooperazione internazionale. In Italia questo tipo di scelta è considerata ancora come “alternativa” ma negli altri Paesi è già da molti anni che in qualsiasi professione in tanti hanno cambiato il verso, e si stanno dedicando a questo nuovo modo di lavorare e a questa tematica sociale. Per noi della Associazione No Profit H2O aver ricevuto ben 4 Premi al GREEN DOT AWARDS edizione 2012 con 2 progetti differenti è solamente uno stimolo ad andare avanti, perchè in Italia questo tipo di soddisfazioni e di condivisione su questi temi deve esserci ancora una nuova coscienza ambientale e sostenibile, ma anche sociale ed etica.
    Non voglio dilungarmi oltre ma se qualcuno è interessato a questi temi mi scriva alla mia mail roberto.marcatti@h2omilano.org
    Grazie dell’attenzione
    RM

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