Appunti dal seminario: brevetti e proprietà industriale

invenzioni_leonardoun’invenzione di Leonardo da Vinci

La settimana scorsa, presso la facoltà di Ingegneria della Federico II di Napoli, si è tenuto un seminario su brevetti e proprietà industriale. La mia amica Marita ed io non potevamo perdercelo e così, in questo post, cercherò di trascrivervi un pò degli appunti presi, certa che questo argomento vi stia molto a cuore!

Ciononostante una premessa è fondamentale: per i modelli di design, cioè per quei progetti di cui si vuole tutelare i contenuti prettamente estetici, non esistono brevetti ma una procedura di registrazione dei disegni utili ad identificare l’autore come proprietario di un particolare titolo di proprietà industriale, chiamato proprio “Design industriale”.

Ma andiamo con ordine:

Quali idee si possono brevettare e quali sono i titoli di proprietà industriale?
– Brevetto per invenzione industriale (durata 20 anni)
– Brevetto per modello d’utilità industriale (durata 10 anni)
– Brevetto per varietà vegetale (durata 20/30 anni)

Quanto costa?
Beh dipende: dalla forza del progetto, dal mercato/nazione a cui è destinato e da quanto si è disposti ad investire. Per darvi solo un’idea possiamo dire che brevettare un modello di utilità può costare 300/400 euro per 5 anni (ovvero una tantum), mentre dal 6° anno in poi si pagano cifre annuali che partono da 60 euro circa.

Come muoversi?
Tutelare da soli la propria idea non è impossibile, tutti possono accedere ai brevetti pubblici pubblicati su internet (un esempio di sito è EPO – Espacenet) e farsi una idea su cosa è brevettabile e cosa no, la documentazione da preparare e gli step da seguire; tuttavia è consigliabile affidarsi a studi che fanno dei brevetti il proprio pane quotidiano, masticando il “brevettese” come i musicisti napoletani parlano la “parlesia“.
Fatevi una idea consultanto anche il decreto dedicato a questa materia, il CPI Codice della proprietà industriale

Quali sono i tempi?
Una volta depositata la domanda questa viene sottoposta ad un esame formale o ad un esame sostanziale. I tempi sono piuttosto brevi se comparati alla giustizia italiana.

 

Tornando a noi designers, purtroppo la questione su progetti e prodotti di design industriale è piuttosto confusa… poteva essere diversamente?

Pare che una strategia utile sia quella di pubblicare su internet o su giornali qualsiasi nuovo progetto, come anche quella di portarlo a fiere di settore, musei, ecc. Insomma renderlo pubblico anzichè conservarlo nel nostro computer.

Per tre anni, a partire dalla prima pubblicazione o fiera, il progetto è “in qualche modo” tutelato mentre entro i sei mesi è possibile procedere con la registrazione.

 

Spero di aver soddisfatto alcune delle vostre curiosità e che queste informazioni vi tornino utili in caso di dubbi o necessità, anche se io stessa non sono soddisfatta delle incertezze legate a questa tematica.

Vi lascio il link alla presentazione curata dal relatore del seminario, l’ing. Enrico Saviano.

2 comments

  • 15 ottobre 2013 at 11:34 // Rispondi

    Cara Adele:
    non hanno menzionato il registro europeo UAMI??
    Quando lavoravo al CETMA di Brindisi si registravano quasi tutti i prodotti (disegno industriale) all’UAMI : L’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (UAMI) è l’organismo ufficiale dell’Unione europea per i marchi, i disegni e i modelli. In questa veste provvede alla registrazione dei marchi comunitari (MC) e dei disegni o modelli comunitari registrati (RCD), elementi essenziali di un mercato unico europeo. La registrazione consente di proteggere i marchi, i disegni e i modelli in tutta l’Unione europea, ossia 28 paesi e più di 500 milioni di abitanti. Inoltre, l’Ufficio opera in stretta collaborazione con gli uffici nazionali della proprietà intellettuale degli Stati membri dell’UE, con uffici internazionali e con la Commissione Europea, su tutta una serie di questioni che riguardano i titolari e gli utilizzatori dei diritti di proprietà intellettuale.
    http://oami.europa.eu/ows/rw/pages/OHIM/index.it.do

    • 15 ottobre 2013 at 18:27 //

      No, non ne ha parlato ed infatti anche io sono rimasta perplessa perchè proprio qualche anno fa avevo partecipato ad un convegno sull’UAMI e sulll’UIBM, organizzato da avvocati specialisti in diritti di Proprietà Industriale ed Intellettuale.
      Diciamo che in questo seminario l’argomento design è stato solo sfiorato, purtroppo.

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