Oggi con… Vittorio Venezia

E’ successo che per sentirci parte del flusso abbiamo fatto carte false per le opportunità della globalizzazione.
Abbiamo guardato fuori con occhi curiosi e ci siamo fatti prendere dall’ansia del bello e del nuovo a tutti i costi.

All’improvviso tutto quello che accadeva sotto casa aveva esaurito ogni attrattiva.
Il render prendeva il posto delle forbici e l’impiegato guardava con triste superiorità il proprio meccanico.

I libri, come i nonni, raccontavano verità che noi prendevamo per nozioni, troppo occupati ad essere al passo. Ma al passo con chi se non conosciamo bene noi stessi?

 

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Questa immagine mi è apparsa su facebook e mi ha raccontato una storia. Una sola immagine è stata capace di farmi soffermare su un prodotto nuovo e vecchio allo stesso tempo, sulla persona che l’ha ideato, sulle mani che l’hanno realizzato.

Mi sono detta: incredibile, esistono ancora.

Esistono ancora persone per le quali “essenziale” non vuol dire minimal.
Persone che al mattino presto aprono la bottega e la sera (tardi) la chiudono soddisfatti.
Persone che hanno dialogato, che hanno raccontato e consigliato ed altre che hanno realmente ascoltato.
Persone che si sono volute mettere in gioco perchè non tutto è stato raccontato, non tutto si è esaurito.
Persone che hanno cercato e letto e conosciuto a casa propria prima di prendere l’aereo.

Tutto questo con una sola immagine, giuro.

Poi li ho conosciuti: lui è Vittorio Venezia, un designer di Palermo.

Loro sono i maestri artigiani del ferro e dell’acciaio di Via Calderai a Palermo.

ritratto

OfficineCalderai è il progetto che li ha uniti e che Vittorio Venezia ha presentato al Salone Satellite durante il Salone del Mobile di Milano, vincendo il primo premio del Designreport Award 2015.

Via Calderai è la famosa strada di Palermo dove vecchi artigiani continuano a produrre utensili della tradizione in metallo, una gigantesca officina frequentata quotidianamente da tutti gli abitanti per aggiustare quanto di rotto o di malandato si ritrovano in casa. Questa strada è dunque una piazza creativa, uno spazio sociale, dove persone e artigiani si incontrano per dare o ridare vita agli oggetti, generando nuovi prodotti.

Via Calderai 1Via Calderai, Palermo

Qui sono nate due collezioni, 4decimi e Ferro, ma prima di farvi vedere i prodotti (in fondo all’articolo) vorrei farvi ammirare i dettagli e intanto prendere un caffè con Vittorio, per farmi raccontare di se e dei suoi progetti per il futuro.

Vittorio si laurea nel 2005 in Architettura presso la Facoltà di Palermo. Si dedica al design fin dal 2004 dopo la vittoria del premio Martini Bombay Sapphire Collection. Nel 2006 la sua tesi di laurea vince il Lucky Strike Junior Award. Nel 2007 si trasferisce a Milano e collabora con diversi designer di fama internazionale. Nel 2008 viene selezionato per la Triennale Prime Cup e inserito nella mostra Internazionale New Italian Design. Durante il percorso professionale vince importanti premi internazionali tra i quali: Grand Prixe Emile Hermes 2008, Promosedia 2012, Cristalplant 2013. Alcuni suoi progetti sono stati esposti presso la Triennale di Milano, il Louvre e il MAXXI. Dal 2012 è coodirettore del master “Out of the door” presso l’accademia Abadir di Catania. Vive e lavora tra Palermo e Milano, dove collabora con numerose aziende, tra le quali Alcantara, Falper, Meritalia.

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Vittorio com’è il tuo studio/laboratorio? E una tua giornata tipo?

Proprio in questi giorni sto cercando uno spazio a Milano. Negli ultimi mesi ho trascorso la maggior parte delle giornate nei laboratori degli artigiani che hanno realizzato i pezzi di OfficineCalderai, il progetto presentato al Salone del Mobile.

Quale potrebbe essere una caratteristica dei tuoi progetti?

Credo che in ogni mio progetto vi sia qualcosa di inaspettato. Forma, funzione o materiale spesso sembrano in antitesi e generano come una sorta di sorpresa.

 

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Quali sono i tuoi materiali preferiti?

Non ho un materiale preferito in assoluto; di volta in volta è il progetto a suggerirmelo. Ad esempio, nel momento in cui ho deciso di lavorare a stretto contatto con via Calderai e sviluppare le collezioni 4decimi e Ferro, presentate al SaloneSatellite, è stata la strada stessa e le tradizionali/locali lavorazioni artigianali ad indicarmi di utilizzare il metallo.

Come senti il rapporto con il tuo territorio?

Forte ma combattuto; come tutti i grandi legami è fatto di amore e odio. La Sicilia è una terra di cui sono innamorato e che vorrei rimanesse intatta ma, allo stesso tempo, vorrei che molte cose cambiassero. In generale, preferisco non pensare più a ciò che era, ma a quello che sarà e che potrebbe essere.

 

e. Portafiori dettaglio

Raccontaci una esperienza formativa.

Vivere un mese intero nella bottega di Nino Ciminna, l’artigiano che ha realizzato 4decimi, mi ha insegnato la bellezza del lavoro quotidiano e la felicità di realizzare le proprie idee con le proprie mani. Inoltre, mi ha insegnato a dosare bene il mio tempo; quello per stare con gli altri e quello da dedicare a me stesso.

Come è il tuo approccio al progetto?

Definirei il mio approccio al progetto come tortuoso. Non ci sono punti fermi; c’è sempre tempo per rimettere in discussione le cose. Spesso le idee si trovano nei luoghi più inaspettati…

 

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Quali sono gli errori che un designer deve evitare?

Credo che l’errore peggiore per un designer sia quello di ripetersi; si rischia di annoiarsi nel progettare e di annoiare col progetto.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il mio primo progetto per il futuro è quello di fondare un nuovo studio con la mia compagna architetto Carolina. L’obiettivo è di lavorare tra Milano e Palermo e affrontare progetti che spaziano tra il design industriale e l’architettura.

Un tuo sogno.

Possedere un vigneto e produrre il mio vino.

Cosa consiglieresti ad un giovane designer (un neolaureato)?

Di viaggiare molto e non perdere mai la voglia di scoprire.

 

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Ferro si compone di elementi d’arredo e accessori ispirati alle griglie dei bracieri ancora realizzati nelle botteghe di via Calderai. La collezione comprende cinque sedute, un tavolo, sei supporti per vasi da fiore e un fermaporta. Ogni pezzo è realizzato con lastre metalliche di 5 e 10 mm di spessore, tagliate a controllo numerico e saldate manualmente da uno dei fabbri più giovani della strada, Enzo Zerbo.

MakingOf-Zerbo1

 

4decimi2

4decimi comprende dodici corpi illuminanti a sospensione in acciaio, ispirati alla semplicità scultorea dei contenitori metallici e degli utensili tradizionali della Sicilia occidentale. Ogni lampada è tagliata, curvate, piegata e saldata a mano dallo stagnino ottantaseienne Nino Ciminna, nel più antico laboratorio di via Calderai.

MakingOf-Ciminna1il maestro Nino Ciminna

 

Grazie Vittorio e in bocca al lupo.

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